Tenerife è una delle 7 isole delle Canarie, situate a largo delle
coste del Marocco. Gli spagnoli si insediarono qui centinaia di anni
fa, sfruttando queste terre emerse come scali sicuri per le rotte
commerciali (portavano oro dalle Americhe e schiavi dall’Africa).
Come gran parte delle altre isole, Tenerife è ricoperta da un vasto
deserto ed è sovrastata da un imponente vulcano, il Teide, visibile
dalla costa solo nelle giornate più limpide. Negli ultimi anni molti
inglesi e tedeschi hanno colonizzato le soleggiate spiagge
dell’isola, dirottando gran parte dei turisti del nord Europa verso
questi posti. Furono costruiti villaggi, hotels e discoteche che
trasformarono completamente il paesaggio dell’isola, trasformandola
letteralmente in un enorme parco dei divertimenti. Nonostante tutti
questi cambiamenti la conformazione delle coste non è mutata, e le
mareggiate oceaniche continuano a scontrarsi contro di esse per la
gioia del popolo del surf, che rappresenta una buona parte della
popolazione di Tenerife.
10
luglio 2002
Ero finalmente libero. Avevo appena finito gli esami di maturità
dopo circa un’ora di colloquio. Soddisfatto del buon esito, mi
accingevo a varcare il cancello del mio Liceo con un grande sorriso
sulla bocca, sapendo che non vi avrei più fatto ritorno. Non feci in
tempo ad uscire che sentii il mio cellulare squillare. Guardai il
display che si illuminava, era Pox. Pensai subito che volesse avere
notizie sull’esito dell’esame ma, con mia grande sorpresa, le sue
intenzioni erano ben diverse… “Pronto Pox, ho finito gli esami,
pensa un pò mi hanno chiesto…” E lui: “ si, si, non mi importa. Ho
due biglietti per Tenerife e da lì poi andiamo a Capo Verde, si
parte dopodomani, mi racconterai tutto sull’aereo!”. Riattaccai il
telefono incredulo, ma sicuro che sarebbe stata una grande estate…
12
luglio 2002
Il volo per Tenerife Sur, con scalo a Madrid, era partito con noi a
bordo in prima mattinata. Pox mi illustrò la nostra rotta per
l’Oceano Atlantico: Roma-Tenerife-Sal (Capo Verde)-Roma. Le nostre
valige erano piene di pasta e sughi, ma trovammo lo stesso un po di
posto per 2 costumi,2 magliette, un mutino e un kit di paraffine
assortite. Si poteva sentire il forte profumo di cocco e fragola
uscire dai nostri bagagli persino a qualche metro di distanza. I
chilometri che ci separavano dalle onde oceaniche sembravano non
finire più e non riuscivo ad ingannare il tempo in nessun modo. Solo
qualche ora più tardi scoprimmo che il vino spagnolo servito dall’iberia,
oltre ad essere molto buono, era anche un potente sonnifero… Finita
la quarta boccetta di rosso abbassai il cappello di paglia sugli
occhi, ed entrai in coma fino all’arrivo. Pox seguitò a parlare da
solo per tutto il viaggio, in preda a forti allucinazioni.
Aereoporto internazionale Tenerife Sur
Fuori dall’aereo si respirava un aria calda e rilassante,
completamente diversa da quella di casa nostra. Per prima cosa ci
diressimo subito verso Playa de las Americas, distante 15 minuti
dall’aereoporto. Lì infatti ci aspettava Luc, uno shaper francese e
amico di Fabio Giacomini (Pike), che ci avrebbe aiutato nella
ricerca degli spots e per la riparazione delle tavole (qualora ce ne
fosse stato bisogno). Arrivati davanti a Natural Surf (quello era il
suo negozio) ci presentammo alla nostra futura guida, che ci
illustrò subito gli spot migliori. Felici e tranquillizzati dal
sapere indiscusso di Luc, uscimmo dal negozio per fare un check
delle onde a Spanish Left, uno spot di livello mondiale situato
proprio li davanti. Girato l’angolo ci sorprese un paesaggio visto
solo nei vecchi film di surf: le onde erano perfette e la serie
toccava quasi i 2 metri, l’acqua trasparente diventava uno specchio
di luce rossa con il colore del sole che tramontava. Il tutto era
incorniciato dalle alte palme del lungomare e dalla vista
dell’immenso vulcano, che spadroneggiava sullo spot come il monte
del Purgatorio di Dante sull’oceano delle anime peccatrici.
Abbagliati da quella vista andammo verso la nostra casa, nel paesino
di Los Gigantes (qualche chilometro a nord di Playa).

Poco prima delle nove di sera, il tramonto su Spanish Left assume i
colori dell’oro e del fuoco. Questo è uno dei tanti momenti magici
che rimangono nella mente dopo un surftrip. Photo: Andrea
Possenti. La mattina dopo però eravamo ancora a Spanish, con le
stesse condizioni della sera prima. Inutile dire che fu una grande
giornata. Le onde sinistre, già belle da fuori, confermarono la loro
fama anche nell’inside. La partenza era leggera, quasi del tutto
orizzontale, ma la parete che si formava dopo era perfetta per
qualsiasi manovra. La parte finale invece era decisamente frenetica
e l’onda aumentava di velocità fino agli scogli a riva. Questa era
la parte più entusiasmante, ma anche la più pericolosa. Usciti dall’aqua
i nostri piedi, sprovvisti di calzari, potevano essere utilizzati
anche come scolapasta…

Dopo ore in autobus tra deserto
rovente e campi da golf, raggiungiamo il Medano. Rider: Marco
Casula. Photo: Andrea Possenti.
I giorni passavano e noi, con l’inestimabile aiuto di Luc, provammo
molti altri spot: El Conquistador, Punta Alcala, Punta Blanca, e
Los Cristianos. Tutti lavoravano bene anche se, a detta dei locals,
luglio e agosto non erano certo i mesi migliori per trovare onde a
questa latitudine. Verso la fine della prima settimana decidemmo di
provare il Medano, a Sud dell’isola. A differenza degli altri spot
notammo che era molto ventoso. Qui infatti il vento incontra
perpendicolarmente la costa, e lo spot è riparato solo da un
promontorio che si erge dal mare. Le onde però non erano niente
male, e dopo 3 ore di buon surf decidemmo di tornare in albergo.
L’unico collegamento (non avendo affittato un mezzo) era l’autobus.
Il biglietto per salire veniva pagato direttamente al conducente, e
il costo variava a seconda della lunghezza della tratta. Ma saliti
sul mezzo ci rendemmo conto che le nostre liquidità non bastavano
per arrivare fino a Los Gigantes: l’unico sistema fu di quello di
scegliere una tappa intermedia. Sicuri che il conducente non si
sarebbe accorto dell’inganno ed esausti dalla surfata, schiacciammo
un pisolino. Nel sonno però udii un uomo gridarein spagnolo. Capii
subito che qualcosa non andava, e aprii leggermente un occhio,
fingendo ancora di dormire. Purtroppo per noi l’ autista, accortosi
dell’inganno, aveva abbandonato il suo posto di guida, e girava per
l’autobus in cerca dei due tragressori. Io continuai a fingere il
sonno e, dopo qualche secondo, il conducente si arrese. Tirai un
sospiro di sollievo, ma i guai non erano finiti. Mentre l’uomo si
accingeva a sedersi al posto di guida, Pox urlò, convinto che
eravamo arrivati. Il suo inconfondibile accento romano arrivò,
nostro malgrado, alle orecchie del conducente, che cominciò a
scaricare le tavole e a gesticolare, invitandoci a scendere. La cosa
più brutta però, una volta scesi dall’autobus, fu il paesaggio che
si materializzava davanti ai nostri occhi: buio pesto, il nulla. La
tappa intermedia che avevamo scelto si trovava proprio in mezzo al
deserto, distante chilometri dal più vicino centro abitato. Non
sapevamo dove andare, e attendemmo la corsa successiva per più di
un’ora. Per nostra fortuna il conducente del bus seguente ebbe pietà
e, capita la situazione, ci fece salire “for free” fino a
destinazione.

Ordinaria amministrazione su una
piccola sinistra a Spanish Left. Rider: Andrea Possenti (POX).
Photo: Marco Casula.
Ben presto scoprimmo anche che la vita notturna dell’isola non era
da sottovalutare. Nella via di fronte a Spanish Left (las Veronicas)
si dislocavano innumerevoli discoteche e Pub, tutti in stile
inglese. Qui infatti convergevano migliaia di ragazzi e ragazze del
nord Europa per trascorrere le vacanze estive, trasgredendo tutte le
dure regole che gli stati nordici (Germania e Inghilterra) impongono
sul loro territorio: la notte non era difficile trovare coppie che
“consumavano il loro amore” per strada o gente che vomitava da tutte
le parti (persino nei taxi).Ma dopotutto non ci davano nessun
fastidio. I problemi vennero quando una coppia di trans prima, e 4
ragazze imbottite di LSD dopo, cercarono di rimorchiarci
(naturalmente contro il nostro volere)… Una notte, dopo il sesto
cocktail in un pub di Las Veronicas, persi di vista il mio compagno
di viaggio. Pensai subito al peggio, ma dopo 2 ore di ricerche tra i
pub e le discoteche lo trovai in spiaggia circondato da una trentina
di inglesi, che lo incitavano con cori stile hooligans a
“rigettare”.

Locals in azione. Spot: El
Conquistador. Photo: Andrea Possenti
Tenerife in effetti è uno di quei posti dove puoi unire al surf
anche una discreta vita sociale. Il nostro scopo principale però
rimaneva il mare: ogni giorno cambiavamo spot a seconda delle onde.
I migliori in assoluto furono Spanish Left e El Conquistador, ma
anche Punta Alcala non era da meno. Infatti quest’ultimo spot, oltre
ad offrire potenti e lunghe sinistre, era caratterizzato da un
paesaggio non poco suggestivo. Era immerso tra un deserto infinito e
le piantagioni di banani. Ma i giorni passavano e la partenza si
avvicinava. Era tempo ormai di lasciare Tenerife per raggiungere i
nostri amici a Sal, un’isola dell’arcipelago del Capo Verde. Saliti
sull’aereo con grande rammarico, ci augurammo di tornare in
quest’isola fantastica, per surfare di nuovo le grandi onde che ci
ha regalato in quei 15 giorni. La cosa più triste dei viaggi è il
ritorno, anche se questo è proprio il momento per riassemblare nella
mente tutte le belle cose fatte, e tenersele per sempre nella
memoria. Un noto filosofo tedesco, Schopeneuer, scrisse che le
proprie emozioni non possono essere trasmesse o capite solo con un
semplice racconto, ed io infatti non cerco di farlo. Tutto ciò che
ho vissuto lo ripropongo a voi per darvi utili informazioni per i
vostri viaggi, augurandovi di trovare belle onde e tanti amici per
surfarle. Buoni viaggi. Marco
Punta Alcala e Punta Blanca
Questi 2 spots si trovano nella west coast di Tenerife, lungo la
stradale che congiunge Playa de las Americas con Los Gigantes e
Puerto Santiago. Il primo, punta Alcala, si può scorgere lungo la
strada ed è facile da individuare. La sua spiaggia è un vero
accampamento dove molti surfisti decidono di piantare le loro tende.
Punta Blanca si trova invece a qualche chilometro di distanza.
Chiedere informazioni a Punta Alcala. Entrambi gli spots offrono
belle e potenti sinistre che rompono su roccia lavica. Sono
consigliati i calzari. Sulla line up si trovano di solito surfisti
viaggiatori, essendo entrambi gli spots lontani dai centri abitati.
Il
Medano
Questo spot è semplicissimo da trovare ed è il primo che si vede.
Infatti già gardando dal finestrino dell’aereo lo si può
localizzare. E’proprio ai piedi di un grande promontorio circondato
dal mare. Destre e sinistre molto divertenti rompono su sabbia e
roccia. Si trova a 3-4 km dall’aereoporto Tenerife Sur nel sud
dell’isola.
Los
Cristianos
Los Cristianos è la cittadina ricca dell’isola, con grandi alberghi
tutti di lusso. Si trova attaccata a Playa de las Americas ed offre
un unico ma fantastico spot. Qui rompe una ripida e corta destra che
finisce sulla scogliera. La sinistra è invece molto più soft e lunga
ed entra fino nella baia dello spot. Nei giorni migliori può
diventare davvero molto lunga. E’ l’unico spot che lavora sempre,
anche quando gli altri sono piatti. Il fondale è di roccia a lastre
levigate, e per raggiungere la line up si può anche camminare.
El
Conquistador
A qualche centinaia di metri, lungo la passeggiata che costeggia il
mare, da Los Cristianos si arriva a Playa de las Americas. Il primo
spot che si trova è El Conquistador, situato sotto l’hotel che ha lo
stesso nome. Facile da trovare. Qui si srotola una lunga sinistra e
una discreta destra non troppo ripide ma molto divertenti. Rompe su
roccia lavica. Per uscire o entrare seguire il canale a destra della
baia. Da guardare se Spanish è piatto.
Spanish
Left
Questo spot è di livello mondiale. Si trova a qualche metro da El
Conquistador, davanti alla grande discoteca Nooctua. Offre una
lunghissima sinistra che entra fino nella baia di Las Veronicas. Può
essere affolato da locals nei giorni migliori, e per non provocare
la loro ira basta mettersi decentrati e rispettare le precedenze:
qui le onde ci sono per tutti. L’onda rompe su roccia lavica e
bisogna stare attenti ad uscire. Per entrare si utilizza la baia
interna, con mare calmo.
Per l’affitto di un’auto bisogna avere 3 anni di patente (i prezzi
di affitto sono molto contenuti). In caso contrario si possono
prendere motorini. Anche i collegamenti con gli autobus sono molto
efficienti e convenienti.
Il trasporto delle tavole sull’Iberia è molto costoso e, se non si
riesce a viaggiare con un charter, bisogna acquistare le tavole sul
posto. Per questo ci sono molti surf shop, anche se il migliore
rimane Natural Surf di fronte a Spanish Left. Qui si possono trovare
ottime tavole (pukas, all merrick…)a basso costo. In partenza si
possono anche rivendere al negoziante.
Per il soggiorno l’isola offre Hotels di lusso e Residences, ma per
chi vuole spendere poco è consigliato il campeggio. Si possono
piantare tende davanti al Medano e a Punta Alcala.
Inoltre il costo della vita è molto basso, essendo Tenerife un porto
franco (esente quindi da tasse).
Per mangiare si può scegliere tra Steak House all’inglese, Mc
Donald’s, pizzerie italiane e ristoranti indiani, tutti a basso
costo. Lungo le autostrade si possono trovare anche grandi centri
commerciale come l’Hyper Dino. Qui è possibile fare spese per
cucinare a casa