Lo squalo

Forse è considerato il massimo nemico di noi surfisti.

Vediamo di sapere qualcosa di più riguardo ai suoi attacchi.

Dite la parola "squalo" e la maggior parte della gente richiamerà un'immagine ispirata alle mascelle dello squalo bianco che divorano un ignaro bagnante tra l'impotenza di scienziati ed autorità. Gli squali sono cacciatori solitari e ciò tradisce la loro indole fortemente primitiva. La loro caccia è accompagnata da molte gestualità, come nel caso dello squalo grazioso che inarca la schiena e punta le pinne contro il probabile intruso nel suo territorio. Non è facile prevedere se, quando e dove uno squalo attaccherà. La statistica ci dice che lungo le coste dell'Australia e del Sud Africa è più probabile, ma lo squalo non conosce le statistiche ed attacca principalmente quando ha fame. Tuttavia gli studiosi si sono accorti che gli attacchi aumentano quando la temperatura dell'acqua è di circa 20°C, tra le 10.00 e le 12.30 e tra 15.30 e le 18.00, lontano dalle ore di pranzo... in definitiva la probabilità di attacco aumenta quanto più aumentano i bagnanti che popolano le coste, ciò dimostra ancora una volta come gli squali non abbiano una predilezione per l'uomo, lo squalo fa solo il suo lavoro di temibile predatore. L'attacco di uno squalo e' probabilmente l'evento che piu' terrorizza tra i pericoli naturali per l'uomo, sorpassando perfino uragani, tornadi e infarti nella mente di molti bagnanti e surfisti. Fra tutti i grandi animali responsabili di attacchi e pasti di umani, solo lo squalo esce dal controllo dell'uomo. Perfino la ferocia dei predatori terrestri, i grandi felini e gli orsi, e' estremamente suscettibile ad un colpo di fucile e, il "problema" animale viene semplicemente eliminato, lasciando molte di queste specie in pericolo di estinzione. Le altre creature marine potenzialmente in grado di "mangiare" l'uomo, orche e capodogli, non sono normalmente ritenute una minaccia. Degli squali, invece, si sono avuti attacchi documentati, e qualche volta consumazione di parti umane, in giro per il mondo attraverso storie registrate, e sono rimasti relativamente immuni dall'intervento dell'uomo. Gli attacchi degli squali non hanno suscitato un particolare interesse generale fino al ventesimo secolo; oggi da un esame delle attuali testate settimanali si ha la conferma che le storie di squali che mangiano uomini sono tre le piu' apprezzate. La generale tendenza in tutto il mondo verso un'utilizzazione intensa delle acque marine per attività ricreative ha aumentato le possibilita' di interazione uomo-squalo, con conseguente incremento del numero totale di attacchi. L'attacco di uno squalo e' un pericolo potenziale di cui deve essere al corrente chiunque frequenti acque marine, ma dovrebbe essere considerato in prospettiva. Infatti per noi surfisti ci sono altri problemi, solitamente sottovalutati, che avrebbero bisogno di più considerazione: negli Usa il rischio annuale di morte da fulmini e' 30 volte maggiore di quello da un attacco di squalo. Per molta gente l'iterazione uomo-squalo e' piu' facile durante le nuotate o il surf in acque vicino alla riva. Statisticamente le probabilità di morire in queste aree sono piu' alte per altre cause (come annegamento o arresto cardiaco) che da un attacco di squalo. Molta piu' gente e' ferita o uccisa mentre guida per andare in spiaggia o tornare a casa che da uno squalo in acqua. Il trauma da attacco e' anche meno comune rispetto ad altri incidenti da spiaggia come danni alla colonna, disidratazione, meduse e punture da pungiglione e ustioni solari. Inoltre vengono messi molti piu' punti ai piedi per lacerazioni da conchiglia che per morsi di squalo. Malgrado cio', un attacco di squalo e' un rischio da considerare per chiunque entri nel dominio del mondo marino. Come in ogni attività ricreativa, il partecipante deve sapere che certi rischi fanno parte dello sport: lo jogging offre danni alle gambe, il campeggio procura mosche, il tennis torsioni dell'anca, e cosi' via. Allo stesso modo la spiaggia ha i suoi rischi intrinseci, ponendo l'attacco degli squali come uno tra i molti rischi da considerare quando si entra in acqua. Molte persone convengono, tuttavia, che le probabilità estremamente esili di incontrare uno squalo, molto meno di essere morsicati, non pesano poi tanto nelle loro decisioni.

Scrivete alla redazione di www.SullaCresta.it e faremo il possibile per dare una risposta ai vostri dubbi e alle vostre domande.

Domande

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Vorrei sapere se lo squalo avvistato all’isola d’Elba nel mese di aprile appartiene ad una specie pericolosa.

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Ciao, ho letto sulla rivista Airone del mese di luglio che lo squalo bianco è uno squalo costiero; è vero?

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Salve vorrei informazioni sullo squalo Goblin. Perché si chiama così , c’è un motivo particolare???? Ti ringrazio, ciao!!

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Ho iniziato a praticare il surf da onda recentemente ed ho letto due agghiaccianti storie di attacchi a surfisti; vorrei sapere se sono stati segnalati casi del genere in Italia. Grazie

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Essendo cacciatori attaccano solo prede vive o sono anche saprofagi?

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E` vero che spesso l`uomo e` stato attaccato dagli squali (specialmente i surfisti) perche` scambiato per una foca?

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In caso di un incontro con uno squalo che cosa si puo` fare?Mettersi a nuotare penso non sia la migliore delle ipotesi....

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Essendo di Messina vado spesso in barca alle Isole Eolie con amici. Durante il tragitto amiamo fare il bagno in alto mare. Vi sono pericoli di incontri "spiacevoli"? Sono mai stati avvistati squali bianchi in quest'area del Mediterraneo? Grazie

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Essendo un appassionato di squali,mi hanno colpito molto le tragedie da poco avvenute nelle acque dell'Australia....non capisco..si può affermare che sia stato uno squalo bianco solo per il suo nome??? Direi che sarebbe meglio cercare di capire..cercare di distinguere..la cattiva abitudine dei media di citare"squalo bianco"...ma loro lo sanno chi è lo squalo bianco.Invito tutti gli appassionati di squali a riflettere riguardo questo.

Risposte

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Lo squalo avvistato nelle acque dell’Elba è presumibilmente un Cetorhinus maximus, ordine dei Lamniformes, famiglia dei Cetorhinidae, comunemente denominato Squalo elefante. Si nutre esclusivamente di plancton e di piccoli crostacei durante il suo moto perpetuo con la bocca spalancata, capace di incanalare migliaia di tonnellate di acqua al giorno. Non è classificato tra gli squali pericolosi per l’uomo, ma comunque, in un eventuale incontro consiglio di avvicinarsi rispettando la sua indole solitaria, considerando che nei nostri mari gli esemplari raggiungono solitamente gli 8/10 metri di lunghezza .

2

Il Carcharodon carcharias (squalo bianco), si mantiene solitamente in prossimita' della fascia costiera e solo raramente si spinge in acque pelagiche. In acque costiere calde e temperate oltretutto, presumibilmente ogni due anni, le femmine partoriscono dalla primavera fino alla fine dell’estate.

3

Il primo esemplare di Mitsukurina owstoni fu catturato in Giappone nella "Corrente nera" di Yokohama, e venne chiamato tenguzame (fantasma); da qui il nome comune goblin (in inglese folletto,spirito maligno).

4

Siamo a conoscenza di un unico caso di attacco ad un surfista in Italia: il fatto risale al 1989 ed è accaduto a Marina di Carrara. Ezio Bocedi fu attaccato e ferito alla coscia destra ma se la cavò con oltre 40 punti di sutura ed un grosso spavento. La redazione pubblicherà prossimamente la cronaca nella sezione "attacchi".

5

Escludendo dalla lista delle prede le esche sanguinolente usate dai documentaristi o dai pescatori, gli squali si nutrono di prede vive, cacciate secondo il loro istinto predatore. Tuttavia, in particolari circostanze è stato documentato come alcune specie di squali si siano nutrite di prede morte: rammento sicuramente un documentario che mostrava un gruppo numeroso di squali bianchi che si accaniva sulla carcassa in decomposizione di una grossa balena; inoltre tra le pagine del nostro sito troverai nella sezione "vecchie storie e leggende", il resoconto di una cattura di uno squalo bianco, nel cui stomaco furono rinvenuti i resti di tre uomini (probabilmente già deceduti al momento dell'ingerimento).

6

Numerosi studi e ricerche hanno dimostrato che la maggior parte degli attacchi subiti dai surfisti (soprattutto in Sud Africa, California e Australia meridionale) da parte dello squalo bianco sono provocati dalla somiglianza che la sagoma del surf in superfice assume con una grossa otaria/leone marino; questa tesi viene avvalorata dalle seguenti considerazioni: 1 - l'otaria e il leone marino sono in cima alla dieta alimentare dello squalo bianco lungo le coste della California ,del Sud Africa e dell'Australia meridionale; 2 - in molti casi dopo aver addentato la tavola lo squalo bianco si disinteressa del surfista scaraventato in acqua; 3 - lo squalo bianco attacca l'otaria di sorpresa, dal basso verso l'alto, e spesso il primo contatto non è un morso ma una potente musata che scaraventa l'otaria verso l'alto. E' doveroso comunque aggiungere come in altre parti del mondo (es. Florida e Hawaii), e con altre specie di squali (es. squalo tigre) gli attacchi ai surfisti non sono pienamente riconducibili alle tesi suddette. A tal proposito sulle pagine del sito, nella sezione "notizie dal mondo" ci sono delle cronache riguardanti tali argomenti.

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Il comportamento da assumere quando si incontra uno squalo è da sempre al centro di studi e ricerche; la Marina degli Stati Uniti d'America sin dalla seconda guerra mondiale ha investito moltissimo per garantire ai propri piloti caduti in mare la maggior tutela e difesa possibile; nonostante questo ad oggi non si conosce un sistema sicuro al 100 % per evitare l'attacco da parte di uno squalo. Le variabili da prendere in considerazione sono tante: 1- la specie dello squalo; 2- il motivo che ha causato l'incontro (quasi sempre è lo squalo che viene attirato dalla nostra presenza); 3- le condizioni fisiche in cui ci troviamo (presenza di ferite o perdita anche impercettibile di sangue); 4- profondità dell'incontro (superfice per i bagnanti o mt. profondità per i subacquei); potrei ulteriormente proseguire, ma l'argomento è talmente complesso ed interessante che sarà oggetto di un corposo approfondimento nella sezione di biologia.

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Le possibilità di imbattersi in uno squalo bianco, in mar Mediterraneo attualmente sono quasi nulle. Ultimamente alcuni biologi e ricercatori hanno avanzato la tesi che in mar Mediterraneo potrebbero essere presenti solo poche decine di esemplari !! - praticamente al limite dell'estinzione territoriale. Un fatto accertato ormai da una decina di anni è invece la scarsità e la casualità degli incontri; oltretutto i rari avvistamenti sempre in determinate zone e periodi dell'anno farebbero pensare più ad un percorso migratorio che ad una sostanziale presenza nelle nostre acque.
Riassumendo, in mar Mediterraneo non esistono più colonie persistenti di squali bianchi come in Sud Africa (Dyer Island), Australia meridionale (Dangerous Reef) o in California (Farallon Islands).
Le colonie che frequentavano abitualmente il promontorio del Circeo (secca del Quadro), il nord del mar Adriatico (Istria e Dalmazia), l'arcipelago toscano, la Sardegna meridionale, o i numerosi esemplari che attraversano frequentemente lo stretto di Messina o il canale di Sicilia per rincorrere i branchi di tonni ed ingaggiare furiose battaglie con i "Rais" di Favignana, sono purtroppo un lontano ricordo.

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Comprendo e condivido le perplessità riguardo al modo con cui i media affrontano spesso l'argomento "squali", confondendo le specie, riportando dati e statistiche alcune volte incomprensibili (a tal proposito guardare la notizia sull'avvistamento al Giglio).
Ma riguardo gli attacchi australiani le considerazioni di seguito schematizzate sembrano avvalorare la tesi che la specie incriminata sia uno squalo bianco:

- la presenza di testimoni attendibili;
- i resti delle tavole (importanti in quanto recano i segni dell'attacco e spesso uno o più denti di squalo rimangono intrappolati in esse);
- l'attività svolta dalle vittime durante l'attacco (praticavano il surf - vedi faq n.6);
- il mancato ritrovamento dei corpi e la zona dell'attacco (nell'ipotesi che i corpi siano stati divorati occorre considerare che l'unica specie in grado di farlo, presente in quelle acque, è proprio lo squalo bianco).

 

Si ringrazia per la collaborazione www.squali.webhop.org