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Non è certo
quando i Polinesiani iniziarono a praticare il surf, ma alcuni canti
Hawaiani del quindicesimo secolo dimostrano che già allora si
tenevano perfino delle competizioni, durante le quali si sfidavano
Re e capi di alto rango sociale, mettendo in gioco il loro onore. Il primo europeo che osservò e
descrisse questo sport fu James Cook, che nel dicembre
1777 vide un
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indigeno di Tahiti farsi trasportare
da un’onda su una canoa. Nel
suo diario di bordo Cook scrisse:
"Mentre
osservavo quell'indigeno penetrare su una piccola canoa le lunghe
onde a largo di Matavai Point, non potevo fare a meno di concludere
che quell'uomo provasse la più sublime delle emozioni nel sentirsi
trascinare con tale velocità dal mare".
L'anno successivo, approdando ad Hawaii, Cook vide finalmente degli
uomini scivolare sull'acqua in piedi su delle tavole da surf; che al
tempo erano lunghe circa cinque metri e mezzo e pesanti intorno ai
settanta chili.
I
Re hawaiani sostenevano di essere i più abili nella pratica del
surf e cavalcare le onde sulle tavole era riservato a loro. Le
persone comuni che surfavano, usavano le canoe, ma in base alla loro
abilità e resistenza fisica, potevano godere
di speciali privilegi nelle cerchie reali, e a volte guadagnare lo
status di "capi". Il surf serviva ai Re hawaiani anche per mantenere
la forma fisica richiesta per la loro posizione sociale; ed avevano
shapers e spiagge personali in cui surfavano soltanto con altri
della stessa classe sociale. L’importanza dello spirito del surf
subì un forte declino durante il diciannovesimo secolo, in parte
perché i missionari cristiani scoraggiarono la pratica di questo
sport, ritenendolo una distrazione nociva, ma soprattutto perché
alle Hawaii nel 1819, contemporaneamente alla fine del sistema
sociale Kapu, venne interrotto il Makahiki, una festa annuale della
durata di 3 mesi (da metà ottobre a metà gennaio) dove all'arrivo
delle grandi onde invernali gli hawaiani fermavano ogni lavoro ed
altra attività ed iniziavano a vivere un periodo di grande festa con
musica, danze, canti e tornei di tutti gli sport hawaiani incluso il
surf. Tale declino continuò con le restrizioni della nuova
religione, dalla stessa attrazione degli hawaiani per le nuove
culture con cui entravano in contatto, dal sempre minor tempo libero
dovuto ai nuovi sistemi lavorativi, ma soprattutto dall'arrivo, con
i colonizzatori, di malattie alle quali gli indigeni non erano
preparati, che decimarono la popolazione. Verso la fine del
diciannovesimo secolo il surf ebbe una leggera e breve ripresa
durante il regno del Re Kalakaua (1874-1891), il quale si batté per
recuperare tutto ciò che caratterizzava l'antica cultura hawaiana,
incoraggiandone ogni forma d'espressione. A questo periodo, precisamente al 1885, risale
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il
"battesimo" del surf sulla costa americana, dove alcuni Hawaiani
che frequentavano una scuola militare in California,si
costruirono delle tavole di sequoia e surfarono le onde alla
foce del fiume San Lorenzo davanti ad un pubblico meravigliato
ed affascinato dalla loro abilità, che fece scoccare la passione
per questo sport anche sul continente.Alla fine degli anni venti
le Hawaii iniziarono ad essere frequentate dai pochi turisti che
potevano permettersi il viaggio. In quel periodo Rabbi Kekay
segnò un passo storico per il
surf, |
Clikka per ingrandire! |
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inventando un nuovo stile
chiamato “hot dogging”: dopo aver imparato su pesantissime tavole di
legno lunghe cinque metri, iniziò ad usare tavole di koa lunghe poco
meno di due metri, simmetriche in nose e tail. Con quelle si
riusciva ad effettuare manovre più strette e si poteva finalmente
seguire la parete dell’onda. Osservando il suo stile, il resto dei
surfisti imparò ad effettuare il bottom turn e altre manovre
agilmente. Negli anni trenta gente proveniente da tutte le parti del
mondo si recava a Waikiki, dove i beach boys erano diventati famosi
per la pratica del surf, della canoa hawaiana a bilanciere, e la
musica. Fino ad allora, per tanti secoli, gli Hawaiani avevano
conservato il surf per loro stessi e soltanto grazie all’avvento del
turismo su quest’isola, il mondo poteva conoscere le meraviglie ed
il fascino del surf. Con gli anni quaranta e la seconda guerra
mondiale il surf subì un nuovo colpo dolente. Con l'ingresso degli
Stati Uniti nella guerra le Hawaii furono sottoposte alla legge
marziale e le spiagge hawaiane furono invase da milizie e
disseminate di filo spinato. Passati questi anni grigi venne l’epoca
dorata del surf moderno, che gli americani ricordano come i favolosi
anni cinquanta. Grazie alla prosperità del dopoguerra ed al grande
passaparola effettuato dai militari che in qualche modo erano
passati alle Hawaii, i surfisti invasero onde e spiagge come mai
prima. La prima gara internazionale di surf a Makaha, che fu vinta
da Rabbit Kekai con una tavola di balsa monopinna fatta da Matt
Kivlin, si tenne nel 1956 ed è diventata una tra le manifestazioni
internazionali di surf più importanti del mondo. Gran parte dei
criteri e delle tecniche di gara del longboard moderno trae origine
proprio da questo famoso evento. L'arte del surf ebbe un
fiorente periodo negli anni sessanta, quando furono prodotti decine
di film sul surf. Il più famoso fu “The Endless Summer”, che generò
e diffuse un’immagine molto positiva di questo sport.
Tra gli altri, “Blue Hawaii”, con Elvis Presley,
“Ride the Wild Surf”, “The Golden Breed”, “Gidget Goes Hawaiian”,
“The Fantastic Plastic Machine”, “For Those Who Think Young”, “Ride
The Wild Surf”, “The Big Surf” e molti altri.
La
popolarità del Surf in questo momento in tutto il mondo era in
continua espansione, così come la risonanza che avevano i surf
contest. La prima rivista stampata di surf, “Surfing Magazine”, fu
fondata proprio nel 1960. Camicette hawaiane e gruppi musicali surf
(come Beach Boys, Surfaris, Ventures, ecc.) erano molto popolari e
ad Huntington Beach, California, fu svolto il primo surf contest
della storia degli Stati Uniti e finalmente, durante gli anni
settanta, il surf veniva considerato oltre che uno sport, uno stile
di vita.
Oggi il surf è praticato in
oltre 500 paesi del mondo e da persone di ogni età e sesso. Il surf
è lo sport che ha sparso gente nei mari e negli oceani di tutto il
mondo durante i secoli perché nessuna sensazione può essere
paragonata a quella che si prova scivolando sull’acqua spinti solo
dal movimento di una lunga parete liquida.
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