L’oceano, tra deserto e la povertà
L’isola
di Sal fa parte dell’arcipelago del Capo Verde, in mezzo all’Oceano
Atlantico tra il Senegal ed il Brasile. L’isola non è molto grande e
può essere girata in macchina da Nord a Sud in meno di un’ora. Gli
unici due centri abitati sono Santa Maria (località turistica a Sud
dell’isola) ed Espargos (capoluogo a Nord dell’isola nelle vicinanze
dell’unico aereoporto). Gli abitanti sono di razza creola, una
fusione tra l’uomo europeo e quello africano (non è raro vedere
donne e uomini dalla pelle nero pece e gli occhi verdi smeraldo).
Le isole del Capo Verde, ex colonia portoghese, dichiararono la loro
indipendenza dalla madrepatria nel 1974, data a partire dalla quale
iniziò un lento e disastroso degrado economico. Tutte le industrie
di sale furono abbandonate, e nessuno fu più in grado di impiantare
attività redditizie che potessero dare una certa autonomia
finanziaria alle isole. Negli ultimi anni molti imprenditori del
Nord Italia scelsero di investire i propri capitali proprio qui,
costruendo villaggi turistici e grandi residence che diedero lavoro
a molti abitanti. Il costo delle vita sulle isole è molto alto, dato
che tutto è importato dai continenti e nulla è autoprodotto sul
posto (a parte il sale, l’unica merce che si trova in abbondanza).
Il clima è caldo tutto l’anno, data la posizione relativamente
vicina all’equatore.
- Un pomeriggio qualsiasi del
giugno 2002
Mi affaciai, come di consueto, dalla rotonda di Ostia per vedere
com’era il mare. Le onde erano sul mezzo metro ed in acqua c’erano
molte persone, ma riuscii lo stesso a scorgere il mio amico Yor.
Entrai e una volta sulla line up gli chiesi se aveva pensato a dove
andare questa estate per fare il surf. Mi rispose che aveva sentito
parlare bene dell’isola di Sal, a Capo Verde, e che lì avremmo
trovato buone onde, mare caldo e poche persone in acqua. Appogiai
subito la sua idea e iniziammo a cercare un volo e un posto dove
dormire. Trovammo subito tre ottimi compagni di viaggio: Andrea (Volterrani)
e Pox (Andrea Possenti). Eravamo tutti entusiasti di surfare onde
poche conosciute, e questa avventura ci incuriosiva sempre di più…
-25/08/2002 aereoporto
internazionale “Leonardo Da Vinci”
All’aereoprorto di Fiumicino ci incontrammo per l’inizio del nostro
viaggio, tra euforia e saluti le nostre teste erano già nell’isola
di Sal, fantasticando su ciò che avremo trovato. Prima dell’imbarco
Yor e Andrea andarono alla disperata ricerca di medicinale
fondamentali che avrei dovuto portare io insieme ad un pacco di
sale, ma che poi dimenticai come al solito a casa. Io e Pox intanto
facevamo provviste di cibo per il volo. Ero sancora stanco dal
viaggio che feci a Tenerife (dal quale tornai solo due giorni prima
della partenza per Capo Verde), ma la mia fame di onde era così
grande che non ci pensavo nemmeno…
-26/08/2002 l’arrivo
Tutti riuscirono a chiudere occhio sull’aereo tranne me. Anche se
ero stanco non riuscivo a distogliere lo sguardo dal finistrino.
Decine di isole illuminate riempivano l’immensa oscurità dell’oceano
di notte, insieme al bagliore intermittente della luce di posizione
sull’ala del nostro Boing 767. All’arrivo a Espargos ci accolse
subito una brutta sorpresa… Le tavole arrivarono, per nostra grande
fortuna, tutte intere, ma la valigia di Andrea era dispersa da
qualche parte nel mondo. Ci dissero subito che all’aereoporto di
Lisbona (dove avevamo fatto scalo) era una consuetudine lo
smarrimento dei bagagli, e ci adoperammo subito per il più veloce
recupero. Un pick-up ci accompagnò molto gentilmente (per “soli” 10
euro) fino all’albergo. Lungo la strada il rumore delle onde si
confondeva con la musica brasiliana della radio dell’autista, e
tutti i nostri occhi erano puntati sul mare e sulla schiuma bianca
delle onde che brillava nella notte senza luci della costa est.
Dormimmo tutta la notte come angioletti e per primi ci svegliammo io
e Pox. Dalla finestra della nostra stanza ci sorprese subito la
vista di una serie che rompeva proprio davanti alla spiaggia del
nostro albergo: tutto ciò per cui eravamo partiti era proprio li
davanti a noi e, dopo alcuni secondi di incredulità, ci fiondammo
fuori per un primo chek delle onde. Nella baia di fronte a noi
rompevano onde perfette destre e sinistre con vento off-shore,
l’acqua sembrava calda ed il sole del deserto ci bruciava la pelle e
i nostri cuori affamati di onde. Tornammo in albergo e svegliammo
subito Yor ed Andrea, ci preparammo e con le tavole sotto braccio ci
buttammo in acqua. Fu un gran giorno, surfammo alla grande dalla
mattina alla sera, prendendo sempre più confidenza con le onde. La
serie era di un metro e mezzo abbondante e veniva con elevata
frequenza. La sera, col sorriso sulla bocca, andammo a dormire,
sicuri che al risveglio ci avrebbe atteso un’ altra grande giornata.
Il mare però andò calando con il passare dei giorni e
contemporaneamente scendeva lo sconforto nelle nostre anime, finchè
non arrivò il primo giorno della temutissima “piatta”. L’isola di
Sal è un vero paradiso per il surf: acqua calda, quasi sempre zero
persone negli spot, onde fantastiche…il problema però è che senza le
onde non trovi proprio un cazzo da fare. Non c’è praticamente nulla
per passare il tempo, e anche se la notte ci divertivamo bevendo nei
locali dell’isola, le giornate erano caratterizzate da una
devastante nullafacenza, completata da un caldo afoso che ti
squagliava le ossa. Yor, che fino ad allora aveva letto solo pochi
libri in vita sua (il piccolo pricipe e surfnews), riuscì a battere
il suo record personale divorando circa sei libri gialli al giorno,
recuperati nella non foltissima biblioteca dell’albergo. Così
imparammo a surfare onde di 20 cm (prodotte dal cambio di marea) su
roccia affiorante, e passavamo le serate con pinzette, cerotti,
nastro isolante e disinfettante per le moltissime riparazioni
obbligatorie alle tavole e soprattutto sotto i nostri piedi ( per
diversi giorni Andrea camminava a carponi e Pox andava in giro con
cicatrici sul volto tipo pirata). Girammo tutta l’isola (tranne la
costa est che, anche se era l’unica con onde, a detta dei locali era
infestata da affamatissimi squali), passammo per Punta Preta a ovest
e tutti gli spot a sud, ma ovunque regnava la “piatta”. Venimmo a
sapere solo dopo che questi spot lavoravano esclusivamente in
inverno, e noi eravamo, guarda caso, in agosto… Poi un bel giorno
venimmo a sapere da un local incontrato in un locale notturno che
sarebbe dovuta entrare una grande mareggiata. Non credendo alle sue
parole (era più ubriaco di Bear in “un mercoledì da leoni”) ci
svegliammo la mattina seguente con la stessa apatia che ci
caratterizzava in quei giorni, ma dio Nettuno aveva in serbo per noi
una bella e tanto attesa sorpresa… Il mare era davvero incazzato e
quella mattina levò gli ormeggi a molte barche attraccate al molo di
Santa Maria. Gli spot erano tutti impraticabili e a riva c’era una
risacca di due metri che spazzava via tutto ciò che si avvicinava al
mare. Sicuri della presenza delle onde ci svegliammo la mattina dopo
ma, con grandissima delusione davanti a noi si apriva una piatta
distesa azzurra! Increduli c’è chi tentò il suicidio, come Yor,
impiccandosi con una corda legata al mal funzionante ventilatore
della casa. In effetti oltre al mare piatto notò con suo grande
rammarico che i libri della biblioteca erano finiti… Verso sera
però, quando tutti erano chini in ginocchio di fronte ai letti in
preghiera, qualcosa nell’aria sembrò cambiare. Non so perché uscii
con la tavola per andare in spiaggia, ma le mie sensazioni erano
diventate realtà: in acqua c’era un buon metro liscio! Chiamai gli
altri che, senza credermi, mi seguirono, e surfammo con un bel
tramonto le onde tanto attese in quei giorni. Ma dopo un paio di
giorni finì tutto e allora la decisione unanime fu di tornare
qualche giorno prima del previsto, anche perché tutti e quattro
oramai andavamo al bagno circa 8 volte al giorno…Inoltre il
simpaticissimo proprietario dell’albergo ci accollò circa 50 euro di
danni inesistenti che dovevamo pagare. Fummo costretti a farlo e
allora, da gran vendicatore, Yor prese tutto l’aglio e le cipolle
che avevamo e li disseminò per tutta casa. Alla fine del lavoro il
nostro appartamento diventò davvero invivibile… Yor, Andrea e Pox
riuscirono a spostare la loro data di arrivo dall’Italia mentre io,
purtroppo non ci riuscii: ero terrorizzato di rimanere a dormire
nell’aglio. L’unica cosa che potevo fare era andare all’aereoporto e
sperare di essere imbarcato. All’Aereoporto di Espargos feci un
pianto greco alla responsabile della Tap (Air Portugal) per essere
imbarcato, dicendogli che avevo dei grandi problemi familiari e che
dovevo tornare immediatamente a casa. Riuscii a sembrare davvero un
disperato, tant’è che lei rimase commossa e non mi fece nemmeno
pagare la multa di 100 dollari!
-6/09/2002 Roma
Sabato pomeriggio eravamo a Roma. La tramontana rinfrescava l’aria
e sentii il primo brivido di freddo: l’estate era ormai finita.
Mille ricordi si affolavano nella mia mente, grandi surfate, le onde
delle Canarie e del Capo Verde, la gente che ho incontrato, le
imprese e le disavventure che raccontate a distanza di tempo
assumono un valore speciale…Pensai subito come poter conciliare
l’impegno del mio primo anno di Università con il mare. Ero appena
tornato da più di un mese di vagabondaggio per l’oceano atlantico e
già avevo voglia di ripartire. La sera andai a mangiare una pizza
con Pox e, una volta sazi gli chiesi: “Beh allora? Io qui a Roma non
ci voglio stare, quando si riparte????”
L’isola di
Sal offre una grandiosa destra su roccia a Punta Preta, uno spot
nella west coast dell’isola. Le onde qui possono arrivare fino a 4
metri. Lavora solo nei mesi invernali, da novembre a febbraio.Ci
sono comunque molte altre ottime alternative nella costa Sud:
-“il
Relitto”: si trova nella punta estrema a Sud Ovest dell’isola,
davanti ai villaggi turistici. In mezzo allo spot c’è un relitto di
una barca a vela incagliata in una grande secca. A sinistra del
relitto rompe una lunga e potente destra, che verso la fine tende ad
un mega close out. Sulla destra del relitto si trova invece la
sinitra, lenta ma divertente. L’unico pericolo, a mio avviso, sono
le correnti che portano in mare aperto quando lo spot è attivo.
Secondo alcuni però la presenza di squali vicino al relitto è un
dato di fatto. Rompe su sabbia. Vuoto quasi sempre.
-“il
Molo”: di fronte al centro del paesino di Santa Maria c’è un molo
dove gli abitanti sono usuali pescare. Questo spot offre destre e
sinistre divertenti su sabbia. Tende al close
out. Affollato da locals.
-“Home
Spot”: l’Home Spot (chiamato da noi così perché si trovava davanti
al nostro albergo) è situato tra la fine di Santa Maria e l’inizio
del deserto. E’ una baia di media ampiezza, e ai suoi estremi si
srotolano rispettivamente una destra e una sinistra molto lunghe. La
sinistra tende al tubo nella sezione finale, mentre la destra ha una
partenza soft e una parete veloce e divertente. Offrono entrambe la
possibilità di manovre radicali. Il fondale è misto di roccia e
sabbia.
-“il
Picco”: si trova attaccato all’home spot, nell’estremità sinistra
della baia. Offre una sinistra che nei bei giorni entra fino nella
baia dell’home spot. Rompe su roccia.
-“Baia
delle Conchiglie”: si trova a circa 300 metri dall’Home Spot, nell’estemità
Sud Est dell’isola.E’ una piccola baia ricoperta da milioni di
conchiglie. L’onda è destra e rompe su sabbia, roccia e conchiglie.
-“Le
Saline”: si trova appunto di fronte alle antiche saline portoghesi,
nella costa Nord Est dell’isola. Non abbiamo mai visto lo spot
attivo, ma siamo sicuri che grazie alla conformazione della baia
dovrebbe offrire ottime onde. E’ da guardare quando a Sud il vento
off-shore spiana tutti gli spots. Su sabbia e roccia, pericolo
squali.
Per dormire si ha una vasta scelta, a seconda delle possibilità
finanziarie. A Santa Maria ci sono grandi villaggi turistici, per
chi vuole spendere. Molto bello è il Venta Club. L’opzione migliore
comunque sono gli alberghetti, in abbondanza nel paesino. Non
costano molto, sono puliti e si trova quasi sempre posto anche se
non si ha la prenotazione. L’ultima possibilità è arrivare a Santa
Maria e chiedere per una casa. Molti abitanti infatti affittano agli
stranieri delle stanze della loro abitazione. Il costo è
notevolmente basso. Per mangiare è consigliato portarsi da casa una
ricca spesa…infatti sull’isola non esistono supermercati, e i pochi
negozietti che vendono da mangiare sono carissimi (un pacco di pasta
da 500g può costare anche 3 euro). Nei ristoranti comunque si trova
del buon pesce, meno costoso dell’italia. A Santa Maria sono
presenti 2 pizzerie gestite da italiani. Non bere assolutamente
l’acqua corrente e non prendere cocktail con ghiaccio. Evitare
l’unica panetteria esistente (la Paderia). Infatti anche se produce
buon pane, questo ha effetto del tutto lassativo… Per muoversi c’è
l’opportunità di affittare biciclette, motorini, 4x4 da deserto,
fuoristrada del 15-18 e Mercedes. Anche se il costo di affitto non è
eccessivo è più economico prendere un taxi. Con questo si possono
raggiungere tutti gli spots dell’isola con massimo 2 euro a tratta.
Anche se la povertà dell’isola è grande non esiste delinquenza, e si
può girare la notte molto tranquillamente.
Marco Casula, Roma

West Coast

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