Puerto Escondido - Oaxaca - Mexico

 

 

Di Puerto Escondido sapevo solo due cose. Che macinava tavole e che aveva zero vento fino alle 11, poi onshore e al tramonto offshore. Quindi si surfava dall’alba alle 11 e dal tramonto a sera. In quasi 20 giorni non ho mai visto l’offshore, ma ho sfondato 3 tavole. Sono uscito 2 volte senza nose da una duck-divee ho spaccato a metà il gun Rawson 7’6” che avevo comprato 2 giorni prima. L’onda di Playa Zicatela è chiamata Mexican Pipeline.

Non ho mai visto niente di simile in vita mia. Un picco che si alza e collassa su sé stesso in una frazione di secondo. Il take-off è quasi impossibile, e ci metti tre giorni a capire come funziona. Mentre remi ti guardi dietro e l’onda inizia a irripidirsi, poi ti rigiri verso riva e ti trovi in un attimo sull’orlo di un fosso alto tre/quattro metri e lì se riesci a non ragionare e ti butti in giù tipo half-pipe ed è fatta, se esiti un attimo di più vieni proiettato nel vuoto, voli in acqua e poi ti arriva il mondo addosso e frulli decine di volte al limite dell’annegamento per non meno di 20 secondi. Fare il bottom non significa essere del tutto salvi… l’80% delle onde fa closeout e un lip di migliaia di litri chiude spesso tutto il tubo. Tutto avviene a una velocità allucinante. Un attimo ti guardi il piede sulla tavola col rail che morde la superficie liscissima dell’onda, un secondo dopo sei caduto, sollevato e sbattuto sul fondale, che a differenza della vera Pipeline è di sabbia e non di lava.

È un’esperienza incredibile. Stare in acqua è da privilegiati, durante la Semana Santa (dopo quella di Pasqua, festività principale in Messico) a riva ci sono almeno tre obiettivi di riviste internazionali, ci sono pro con quiver di tavole lucidissime e tempestate di sponsor. Entrano, prendono due onde, riportano la tavola in due pezzi e ne prendono un’altra. E il giro continua. Non da meno sono i messicani, l’altra faccia del mondo, povera, con tavole devastate e stra-riparate, riverniciate a bomboletta per nascondere gli orrori, ma che partono già nel tubo e chiudono air 360° sugli ultimi due piedi di onda utile.

Tutti stanno al loro posto, nessuno si sogna di fare scherzetti tipo non dare la precedenza o pagaiare dove arrivano gli altri a manetta, perché ogni errore qui si rischia di pagarlo con la vita, propria e degli altri. Regna una tranquillità che pochi altri spot possono vantare.

Ma Puerto non è solo Zicatela, all’estrema sinistra della baia, a circa 4 km si trova La Punta. Uno splendido point break sinistro, potente, ma che sembra l’acquapark rispetto a Mexpipe. A differenza di Zicatela, che è perfetto e tubante ogni mattina, qui il discorso è diverso, e solo un paio di volte alla settimana è di alto livello. Ma quando è al meglio, regala una parete che dallo scoglio si chiude fino a riva per oltre 400 metri di corsa. Roba che ne prendi una e sei felice tutta la giornata. Quando poi pompa grosso e ci sono 6 metri dappertutto, si attivano le baiette di Manzanillo e Carizarrillo, poco più a nord. Di solito sono le piscine di Puerto, alcuni tra i pochi posti dove si può fare il bagno senza morire, ma ogni tanto diventano le piscine con le onde: divertimento al 100%. Paradossalmente, essendo piene di principianti e di turisti che prendono i bodyboard a noleggio, non vale nessuna regola e ci si scontra spesso l’uno con l’altro.

L’aspetto affascinante di Puerto è che si surfa alla mattina e al tramonto. Hai poi il resto del giorno per fare quello che vuoi, dormire in spiaggia su un’amaca, riempirti di insalate di frutta o tacos o pesce per due soldi, bere Corona a litri per combattere il caldo umidissimo costante giorno e notte, e distruggerti nei locali a forza di happy hour a 3 dollari per 2 cocktail. È pieno di travellers da tutto il mondo oltre che di surfisti, che arrivano, restano un paio di giorni  e ripartono per vedere il resto del Messico. Conosci gente nuova in continuazione.

L’unica nota stonata alla libertà e al relax del posto e della gente è la polizia locale, inviperita contro l’America e gli americani che cerca di buttarti in gabbia col minimo pretesto. Una canna o una scopata di notte sulla spiaggia deserta bastano a farti arrestare, e solo se ci sai fare accettano soldi per il rilascio. E non lo dico per sentito dire…

Per il resto c’è solo da godersi la vegetazione e il clima tropicali, i pellicani in fila che planano sui tubi mentre aspetti l’onda all’alba, l’acqua a 30 gradi, le orche, i tonni, il cibo grasso e piccante in ogni angolo, i ghiaccioli fatti a mano con la frutta vera, le amache dovunque, il pesce al ristorante che costa meno della pizza, i check degli spot in taxi con la tavola che esce dal finestrino a 2 dollari, la vida loca di notte sempre ubriachi marci, il mal di testa del post-sbornia curato con acqua salata, le ragazze sempre in bikini e tu sempre in bermuda, le infradito tutto il giorno e soprattutto il risveglio sempre torrido e sudato, sapendo che le onde sono lì che aspettano, perché a Puerto non c’è piatta, MAI !

 

DANNY SPINELLI