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Mi ero aggregato a un gruppo di windsurfisti
per una vacanza non-surf. Qualche voce di corridoio e il fatto che Tariffa
si affacciasse sull’oceano mi ha convinto a portare la tavola. A Tarifa
d’estate non c’è un granchè d’onda. Pur essendo sull’oceano è troppo
riparata dal Portogallo per ricevere swell. I due venti predominanti
Ponente e Levante regalano rispettivamente piccole windswell e piatta. In
estate. Nel resto dell’anno i beachbreak sonO quasi sempre attivi, anche
se non offrono belle onde. Dopo sbattimenti e richieste a locals sfigati,
sgamo che a Playa Chica, in pieno centro, al pomeriggio arrivano onde.
Niente di che.. per essere sull’oceano ma meglio della media di onde
mediterranee, Sardegna a parte. Il bello di Tarifa è che pur essendo sotto
il Portogallo ha il fuso della Spagna, cioè alba alle 8.30 di mattina e
tramonto alle 11 di sera. Surfavo fisso ogni pomeriggio dalle 7 alle 11.
Il massimo della vita, avendo tutto il tempo di svegliarmi con calma,
andare al mare con le ragazze, e farmi scaricare in spiaggia mentre loro
facevano shopping. Un’ottima soluzione alle crisi coniugali in vacanza
surf-oriented.
La piatta da levante mi spinge ad un giro
turistico per Cadiz, sempre con tavola al seguito. A Cadiz brulicano
surf-shop ma le condizioni in estate non sono un granchè. Non esco neanche
la tavola dalla macchina e immagino questi spiaggioni alla californiana
nelle altre stagioni, pieni di gente in acqua con onde facili e cicciotte.
Sulla via del ritorno sgamo onde a Canos de
Meca, la destra più lunga della Spagna, che d’inverno regala 4/500 metri
di corsa. D’estate solo un centinaio quando va bene. La pratica e
l’allenamento a Playa Chica servono a prendere onde a ripetizione e
manovrare nelle sezioni ripide. I locali a malapena prendono onde sui
minimalibu e io con la 6’4” fotto onde a tutti. Come me sull’altro picco
fa un ragazzo con una Lost da poco più di 6 piedi. Scommetto che è
italiano. Solo noi abbiamo una tale abilità ad andare su onde mosce.
Infatti il tipo è di Modena. Surfo fino alla fine delle forze e ritorno a
Tarifa sapendo che quella surfata dovrò ricordarmela bene nella piatta dei
giorni a seguire. A ferragosto, dopo una casuale visita ad un internet
cafè scopriamo che una bassa pressione è prevista per il giorno dopo,
decidiamo in un nanosecondo di smontare tutto e superare l’Algarve che
ripara dalla swell e dirigerci a Sagres, dove una windsurfista pro ci
aveva detto di andare se volevamo onde. E così fu. Dopo 6 ore di macchina
(Fiat 600 a noleggio) arriviamo in piena bufera a Sagres. Ci accampiamo
nell’unico campeggio dopo la vana ricerca di una sistemazione in muratura
e passiamo la notte col nord-ovest che soffia incazzato tra gli aghi di
pino.
Il giorno dopo sgamo Praia Do Tonel che
spara 3 metri facilissimi e lunghi. L’acqua gelida (tipo da noi a
gennaio!) mi fa passare la voglia di rientrare in acqua dopo pranzo. Il
mattino dopo seguo in uno sterrato una 206 con la tavola sul portapacchi e
riesco a infiltrarmi nel secret di Sagres. Ci torno dopo colazione ed è
subito rissa. Appena tiro fuori la tavola un tipo mi inizia a rompere i
ciglioni invitandomi a visitare gli spot più a nord che hanno onde
migliori. Gli chiedo perché lui entra in acqua lì se le onde sono meglio
da un’altra parte e lo mando affanculo. In acqua ci sono 5 persone e onde
spettacolari, lunghissime, potenti. La baia è al limite dell’accessibile,
il resto delle spiagge è incasinatissimo e qui solo pochi surfisti. Gli
unici disposti a farsi una scarpinata ripidissima rischiando di
sfracellare sé stessi e le tavole sulle rocce. Surfo non-stop fino al
tramonto, decine e decine di onde in pace e tranquillità. Rivedo il
coglione ogni tanto e mi chiedo come si possa essere così stupidi. Trovare
lo spot è un’impresa, scendere fino alla baia è un’avventura. E il
take-off con gli scogli a 20 metri e l’inside su 20 cm d’acqua, anche se
su sabbia non è da principianti. Mah! Tra l’altro era l’unico portoghese
insieme ad un altro, poi c’eravamo io, un australiano e un olandese
accampati lì col furgone e un longobarde inglese. Ho surfato fino al
tramonto, finchè il freddo maledetto dell’acqua, nonostante la muta lunga
da 3mm al titanio, mi ha causato un cagotto che mi sono riportato anche in
Italia.
DANNY SPINELLI
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